
Il cloro è da decenni il principale disinfettante utilizzato nelle piscine pubbliche e private.
È efficace, economico e relativamente semplice da gestire, ma porta con sé una serie di fenomeni chimici e sensoriali che spesso generano dubbi negli utenti.
Il tipico “odore di piscina”, ad esempio, non è dovuto al cloro libero disciolto nell’acqua, bensì a composti secondari, prodotti indesiderati della reazione tra il cloro e le sostanze organiche introdotte dai bagnanti.
Comprendere la chimica del cloro, i meccanismi che portano alla formazione dei sottoprodotti e i limiti fissati dalle normative nazionali e internazionali è essenziale non solo per garantire la sicurezza igienico-sanitaria, ma anche per tutelare comfort e salute dei nuotatori.
Il ruolo del cloro in piscina
Il cloro viene introdotto in piscina principalmente sotto forma di:
- Ipoclorito di sodio (NaClO): comunemente noto come “candeggina”, in soluzione liquida.
- Ipoclorito di calcio (Ca(ClO)₂): disponibile in polvere o pastiglie.
- Cloro gassoso (Cl₂): meno usato oggi per ragioni di sicurezza.
- Dicloroisocianurato e triclorisocianurato: composti stabilizzati utilizzati soprattutto nelle piscine all’aperto per ridurre la degradazione del cloro da parte della luce solare.
Una volta disciolto in acqua, il cloro genera acido ipocloroso (HOCl), il vero agente disinfettante, e ioni ipoclorito (OCl⁻), meno efficaci ma anch’essi attivi.
L’equilibrio tra queste due forme dipende dal pH: valori leggermente acidi (7,2–7,4) favoriscono l’acido ipocloroso, quindi una migliore disinfezione.
Perché sentiamo “odore di piscina”
Contrariamente a quanto si pensa, l’odore pungente tipico delle piscine non è indice di un eccesso di cloro, ma della presenza di clorammine.
Le clorammine si formano quando il cloro libero reagisce con sostanze azotate introdotte dai bagnanti: sudore, urine, saliva, cosmetici. Esistono diverse forme:
- Monoclorammina (NH₂Cl)
- Diclorammina (NHCl₂)
- Triclorammina (NCl₃)
La triclorammina è quella più volatile e responsabile dell’odore forte, oltre che di irritazioni a occhi, pelle e mucose.
Una piscina ben gestita dovrebbe avere livelli adeguati di cloro libero e valori di cloro combinato (clorammine) inferiori a 0,2–0,4 mg/L.
Gestione del cloro e parametri di controllo
Il gestore di una piscina deve monitorare diversi parametri:
- Cloro libero residuo: efficace per la disinfezione.
- Cloro combinato: indice della presenza di clorammine.
- pH: regola l’efficacia del cloro.
- Temperatura: influenza l’attività batterica e la volatilizzazione dei composti.
- Redox (ORP): misura indiretta del potere ossidante complessivo.
Per ridurre le clorammine si usano strategie come:
- Ricambio parziale dell’acqua.
- Trattamenti di superclorazione (shock).
- Sistemi complementari (ozono, UV).
- Corretta igiene dei bagnanti (doccia obbligatoria prima del bagno).
Piscine e Cloro: Limiti Internazionali e Gestione
Il cloro è il disinfettante più utilizzato nelle piscine a livello mondiale.
La sua efficacia dipende da una gestione attenta dei livelli di cloro libero e combinato, del pH e di altri parametri.
Di seguito viene riportata una tabella comparativa dei limiti minimi e massimi di cloro libero fissati da normative e linee guida nei principali Paesi e organizzazioni.
Le normative variano da paese a paese, ma convergono nel fissare un range che bilancia efficacia disinfettante e sicurezza dei bagnanti.
Paese / Riferimento | Cloro libero minimo (mg/L) | Cloro libero massimo (mg/L) | Note principali |
Italia (Accordo Stato-Regioni 2003) | 0,7 | 1,5 (2,0 in casi eccezionali) | Cloro combinato ≤ 0,4 mg/L |
Spagna (Real Decreto 742/2013) | 0,5 | 2,0 | Se > 5 mg/L obbligo chiusura piscina |
Canada (province/territori) | 0,5 – 5,0 | Varia | Alcune aree indicano solo minimi, altre un intervallo completo |
WHO | 0,5 dopo 30 min | 5,0 | Shock: fino a 20–50 mg/L, poi ritorno a livelli standard |
USA (EPA) | — | 4,0 | Standard per acque potabili, adottato anche per piscine pubbliche |
Regno Unito (HSE, PWTAG) | 1,0 | 3,0 | Range ottimale 1,5–2,5 mg/L |
Germania (DIN 19643) | 0,3 | 0,6 | Standard restrittivi, spesso con UV/ozono |
Australia | 1,0 | 3,0 | Simili a UK e WHO |
Spiegazione e Dettagli
• Italia: l’Accordo Stato-Regioni del 2003 indica un minimo di 0,7 mg/L e un massimo di 1,5 mg/L, con possibilità di arrivare a 2,0 mg/L in casi eccezionali. Cloro combinato ≤ 0,4 mg/L.
• Spagna: cloro libero tra 0,5 e 2,0 mg/L, con chiusura obbligatoria se supera 5 mg/L.
• Canada: valori variabili a seconda delle province; in alcuni casi massimo 5 mg/L.
• WHO: minimo 0,5 mg/L dopo 30 min di contatto, massimo 5 mg/L. Durante shock fino a 20–50 mg/L.
• USA (EPA): massimo 4 mg/L, standard anche per piscine pubbliche.
• Regno Unito: range raccomandato 1–3 mg/L, ottimale 1,5–2,5 mg/L.
• Germania: range molto restrittivo 0,3–0,6 mg/L, integrato con sistemi UV/ozono.
• Australia: range 1–3 mg/L, simile a WHO e Regno Unito.
Conclusioni
Il cloro rimane il disinfettante più diffuso per le piscine, ma il suo utilizzo richiede una gestione attenta e continua. L’odore pungente percepito dai bagnanti è un segnale di squilibrio e di formazione di clorammine, non di eccesso di cloro.
La corretta gestione implica il monitoraggio costante di cloro libero, cloro combinato e pH, oltre all’adozione di sistemi integrativi e buone pratiche igieniche.
I limiti normativi differiscono a livello internazionale, riflettendo tradizioni tecniche e approcci alla sicurezza, ma il principio rimane invariato: garantire la disinfezione senza compromettere salute e comfort degli utenti.