Quando il cloro risolve un problema ma può crearne altri.
La disinfezione dell’acqua è uno dei pilastri della sicurezza sanitaria moderna.
Senza di essa, la storia dell’acqua potabile sarebbe molto diversa.
Epidemie, contaminazioni microbiologiche e trasmissione di patogeni sarebbero eventi molto più frequenti.
Il cloro, in particolare, è stato per oltre un secolo uno degli strumenti più efficaci per garantire la sicurezza microbiologica dell’acqua.
È economico, relativamente facile da applicare e possiede un forte potere ossidante capace di inattivare molti microrganismi patogeni.
Tuttavia, proprio perché la disinfezione chimica è un processo di ossidazione, non agisce esclusivamente sui microrganismi.
Il cloro reagisce anche con numerose sostanze presenti nell’acqua.
Queste reazioni possono generare composti secondari che la normativa e la letteratura scientifica definiscono sottoprodotti della disinfezione.
Non è un dettaglio tecnico marginale.
È un tema centrale nella gestione moderna della qualità dell’acqua.
Per comprendere davvero questo fenomeno bisogna partire da una premessa semplice.
L’acqua reale non è chimicamente pura.
Contiene sostanze organiche naturali, residui di attività antropiche, ioni disciolti e molecole organiche derivanti dalla degradazione biologica.
Quando il cloro entra in contatto con queste sostanze, non si limita a disinfettare.
Reagisce chimicamente.
Il risultato di queste reazioni è la formazione di una serie di composti noti come DBPs (Disinfection By-Products), cioè sottoprodotti della disinfezione.
I principali sottoprodotti della disinfezione
Tra i composti più noti e studiati troviamo.
Trialometani (THM).
Acidi aloacetici (HAA).
Cloriti e clorati.
Alogenoderivati organici.
La normativa europea e italiana ha stabilito limiti specifici proprio perché questi composti possono avere implicazioni sanitarie se presenti in concentrazioni elevate o se l’esposizione avviene per lunghi periodi.
Secondo il quadro normativo attuale, derivante dalla Direttiva (UE) 2020/2184 e recepito in Italia dal D.Lgs. 18/2023, aggiornato e integrato dal D.Lgs. 102/2025, il limite per la somma dei trialometani nelle acque destinate al consumo umano è fissato a 100 µg/L (microgrammi per litro).
Questo valore deriva da valutazioni tossicologiche e da decenni di studi epidemiologici.
Questo dato introduce un concetto fondamentale.
La disinfezione deve essere efficace ma anche controllata.
Se la disinfezione è insufficiente aumenta il rischio microbiologico.
Se è eccessiva o mal gestita aumenta il rischio chimico.
La gestione moderna dell’acqua potabile consiste proprio nel trovare il punto di equilibrio tra questi due aspetti.
Il problema del cloro negli impianti interni
Nelle reti acquedottistiche il cloro è gestito con sistemi di dosaggio controllati, monitoraggi continui e personale tecnico specializzato.
La situazione cambia radicalmente quando ci si sposta negli impianti idrici interni degli edifici.
Condomini, hotel, palestre, strutture sportive e molte altre tipologie di edifici utilizzano spesso trattamenti a base di cloro per effettuare disinfezioni straordinarie o per gestire problematiche microbiologiche come la Legionella.
In molti casi si ricorre a quello che viene comunemente definito shock di cloro.
Si tratta dell’immissione nell’impianto di concentrazioni molto elevate di cloro libero.
Dal punto di vista tecnico questo approccio presenta diverse criticità.
Controllo reale della concentrazione
La prima riguarda la verifica reale della concentrazione di cloro libero.
In teoria il dosaggio dovrebbe essere controllato tramite strumenti di misura specifici.
In pratica, nella maggior parte delle strutture non esiste un sistema di monitoraggio continuo e affidabile.
Le misurazioni vengono spesso effettuate con kit colorimetrici manuali o con strumenti portatili che forniscono indicazioni indicative ma non sempre precise.
Questo significa che la concentrazione reale di cloro presente nell’impianto può essere molto diversa da quella teorica prevista.
Effetti di un eccesso di cloro
Un eccesso di cloro non è un dettaglio secondario.
Può provocare.
Corrosione accelerata delle tubazioni.
Degradazione di guarnizioni e materiali plastici.
Formazione accentuata di sottoprodotti della disinfezione.
Alterazioni organolettiche dell’acqua come odore e sapore.
Inoltre un trattamento eccessivamente aggressivo non risolve il problema strutturale della contaminazione.
Il biofilm, che rappresenta l’habitat naturale di molti batteri negli impianti idrici, può sopravvivere anche a disinfezioni intense e ricolonizzare rapidamente il sistema.
Il tema dello scarico in fognatura
Un aspetto spesso trascurato riguarda il destino del cloro utilizzato nelle disinfezioni straordinarie.
Dopo uno shock di cloro l’acqua presente nell’impianto deve essere generalmente scaricata per riportare le concentrazioni entro livelli accettabili.
Questo comporta l’immissione in fognatura di volumi d’acqua contenenti concentrazioni elevate di cloro libero o di composti clorati.
Dal punto di vista ambientale il cloro è un potente agente ossidante.
Se scaricato in concentrazioni elevate può interferire con i processi biologici dei sistemi di depurazione che si basano sull’attività di microrganismi sensibili agli agenti ossidanti.
Non è quindi un aspetto trascurabile e richiede attenzione nella gestione delle operazioni di disinfezione.
Inoltre la presenza di cloro residuo nelle acque di scarico può favorire ulteriori reazioni chimiche con sostanze organiche presenti nella rete fognaria contribuendo alla formazione di composti clorurati secondari.
Presidi medico-chirurgici e strategie di disinfezione più controllate
Negli ultimi anni la gestione del rischio microbiologico negli impianti idrici si è evoluta.
Accanto ai trattamenti tradizionali a base di cloro si stanno diffondendo sistemi basati su prodotti classificati come presidi medico-chirurgici autorizzati dal Ministero della Salute.
Questi prodotti sono sottoposti a procedure di registrazione che ne valutano efficacia microbiologica, sicurezza e modalità di utilizzo.
Non si tratta semplicemente di disinfettanti generici.
Sono formulazioni studiate per applicazioni specifiche nel controllo microbiologico.
Dal punto di vista tecnico presentano alcuni vantaggi operativi.
Maggiore stabilità della concentrazione nel tempo.
Migliore controllo del dosaggio.
Minore formazione di sottoprodotti indesiderati.
Efficacia più uniforme nella gestione del biofilm.
Un altro elemento importante è la tracciabilità del trattamento.
L’utilizzo di prodotti registrati consente di documentare in modo più chiaro le operazioni di sanificazione.
Questo aspetto può diventare rilevante anche dal punto di vista della responsabilità tecnica e legale nella gestione degli impianti.
Questo non significa che il cloro non abbia più un ruolo.
Il cloro resta uno strumento fondamentale nella disinfezione delle acque soprattutto nelle reti acquedottistiche.
Tuttavia negli impianti interni complessi l’approccio moderno tende a privilegiare soluzioni che permettano un controllo più preciso delle concentrazioni e una gestione più stabile nel tempo.
La gestione del rischio: dati e metodo
La sicurezza microbiologica e chimica dell’acqua non si basa su interventi sporadici.
Si basa su un sistema di gestione strutturato.
La normativa europea e italiana ha introdotto sempre più chiaramente l’approccio basato sul rischio che prevede.
Valutazione tecnica degli impianti.
Monitoraggio dei parametri microbiologici e chimici.
Verifica analitica dell’efficacia dei trattamenti.
Documentazione delle attività di manutenzione.
Le analisi rappresentano il punto di partenza e il punto di verifica di ogni strategia.
Senza dati analitici non è possibile sapere se un trattamento è realmente efficace o se ha generato effetti collaterali indesiderati.
Conclusione
La disinfezione dell’acqua rimane uno strumento indispensabile per la tutela della salute pubblica.
Tuttavia la gestione moderna degli impianti idrici richiede un approccio più sofisticato rispetto al passato.
L’uso indiscriminato del cloro soprattutto negli impianti interni degli edifici può generare problemi chimici tecnici e ambientali che devono essere attentamente considerati.
Le strategie più efficaci oggi combinano valutazione del rischio, monitoraggio analitico e utilizzo di sistemi di disinfezione controllabili e documentabili.
In questo contesto i presidi medico-chirurgici rappresentano una delle soluzioni tecniche che permettono di gestire il rischio microbiologico in modo più stabile e con minori effetti collaterali.
La qualità dell’acqua non dipende da un singolo intervento.
Dipende dal metodo con cui viene gestita.
