Legionella e impianti domestici

By Febbraio 5, 2026Legionella

Il rischio invisibile che nasce dentro casa e perché ignorarlo non è più un’opzione.

Quando si parla di Legionella l’immaginario collettivo corre subito agli ospedali, agli alberghi, alle torri di raffreddamento industriali.
Quasi nessuno pensa al proprio bagno di casa.
Eppure, dal punto di vista microbiologico, la Legionella non ha alcun interesse per le etichette degli edifici.
Non distingue tra hotel a quattro stelle e appartamento al terzo piano.
Lei cerca solo tre cose molto semplici: acqua tiepida, stagnazione e superfici dove aderire.
Se le trova, si moltiplica.
Fine della storia.

Il paradosso è proprio questo.
L’impianto domestico, che percepiamo come il più “sicuro” perché familiare, spesso possiede tutte le condizioni ideali.
Tratti di tubo poco utilizzati, boiler o scaldabagni con accumulo, flessibili doccia, rompigetto, miscelatori, temperature non corrette, periodi di assenza prolungata.
È come preparare un piccolo residence perfetto per i batteri e poi stupirsi se qualcuno prende la residenza.

La Legionella non rende torbida l’acqua.
Non cambia sapore.
Non manda segnali evidenti.
L’acqua resta limpida, apparentemente perfetta.
È proprio questa discrezione a renderla pericolosa.
Il rischio non si vede, ma si respira.
La trasmissione non avviene bevendo, bensì inalando aerosol contaminato.
Microgocce generate da docce, soffioni, getti e spruzzi.
Esattamente ciò che facciamo ogni giorno, senza pensarci.

Dove nasce il rischio dentro l’impianto domestico

Dal punto di vista tecnico, l’impianto domestico è molto meno semplice di quanto sembri.
All’interno esistono microambienti con caratteristiche completamente diverse.
Ci sono tratti con acqua fredda in continuo ricambio e tratti con acqua calda stagnante.
Ci sono punti dove la temperatura supera i 55 gradi e altri dove resta tiepida.
Spesso intorno ai 30 o 35 gradi.
Ed è proprio in questo intervallo che la Legionella prolifera con maggiore facilità.

Gli accumuli di acqua calda sanitaria rappresentano uno dei nodi principali.
Se la temperatura non è mantenuta correttamente o se il ricambio è scarso, si creano zone favorevoli alla crescita batterica.
A questo si aggiungono incrostazioni, calcare e biofilm.
Il biofilm è una pellicola biologica invisibile che aderisce alle pareti interne dei tubi.
Protegge i microrganismi dai disinfettanti.
Una volta formato, eliminare la contaminazione diventa molto più difficile.
È come cercare di pulire una spugna sporca solo passando acqua sopra.
L’esterno sembra pulito.
L’interno resta contaminato.

I soffioni doccia e i flessibili sono veri generatori di aerosol.
Se contengono batteri, diventano strumenti di diffusione perfetti.
È il motivo per cui la doccia è più critica del rubinetto del lavandino.
Non perché l’acqua sia diversa.
Ma perché viene nebulizzata direttamente all’altezza delle vie respiratorie.

Cosa dice la normativa oggi

Negli ultimi anni l’approccio normativo è cambiato radicalmente.
La sicurezza dell’acqua non è più vista come responsabilità esclusiva dell’acquedotto.
L’acqua deve restare sicura fino al punto d’uso.
Questo principio deriva dalla Direttiva europea recepita in Italia con il D.Lgs. 18/2023.
Ed è stato ulteriormente integrato dal D.Lgs. 102/2025.
Entrambi introducono un approccio basato sul rischio lungo tutta la filiera.

In termini pratici significa che anche gli impianti interni rientrano nella logica della gestione del rischio.
Compresi quelli domestici e condominiali.
Per le abitazioni private non esistono obblighi burocratici stringenti come per hotel o ospedali.
Ma la responsabilità tecnica e sanitaria resta.
Per amministratori, locatori e gestori di immobili la questione diventa ancora più concreta.
Soprattutto in presenza di affitti brevi, B&B o case vacanza.
In questi casi entra in gioco anche la responsabilità verso terzi.

Le Linee guida nazionali per la prevenzione e il controllo della legionellosi sono molto chiare.
Tutti gli impianti con produzione e distribuzione di acqua calda sanitaria possono rappresentare un rischio.
E devono essere gestiti con misure preventive proporzionate.

Oggi non è più accettabile dire “è solo una casa”.
La microbiologia non riconosce le categorie catastali.

Come si gestisce davvero il rischio in casa

La gestione efficace non richiede soluzioni complesse.
Richiede buon senso tecnico applicato con continuità.

La prima regola è la temperatura.
L’acqua calda sanitaria deve essere mantenuta sufficientemente alta.
Bisogna evitare le zone tiepide.
Le temperature intermedie sono il vero problema.

La seconda regola è evitare la stagnazione.
Tratte inutilizzate, seconde case, appartamenti chiusi per mesi favoriscono la proliferazione.
Un flussaggio prolungato al rientro riduce drasticamente il rischio.
È un gesto semplice ma estremamente efficace.

La terza regola riguarda la manutenzione dei terminali.
Soffioni, rompigetto, flessibili e filtri accumulano calcare e biofilm.
Pulizia e sostituzione periodica fanno la differenza.

Infine c’è il livello professionale.
Spesso ignorato, ma fondamentale in ambito condominiale o ricettivo.
Le analisi microbiologiche permettono di verificare se l’impianto è sotto controllo.
Senza dati si lavora a sensazione.
La microbiologia non funziona a sensazione.

Un esempio concreto per capirci meglio

Immagina due case identiche.
Stesso boiler.
Stessi tubi.

Nella prima l’acqua viene usata ogni giorno.
Le temperature sono corrette.
La doccia è pulita.

Nella seconda l’acqua resta ferma per mesi.
Il boiler è tiepido.
Il soffione è incrostato.

Dal punto di vista edilizio sono uguali.
Dal punto di vista microbiologico sono opposte.
La differenza non la fa l’impianto.
La fa la gestione.

È come avere la stessa auto.
Una con manutenzione regolare.
L’altra mai controllata.
Entrambe partono.
Solo una è davvero sicura.

Conclusione

La Legionella negli impianti domestici non è un’emergenza da affrontare con ansia.
È un rischio reale da gestire con metodo.
Ignorarla perché “tanto è casa mia” è un errore tecnico prima ancora che sanitario.
L’acqua può sembrare limpida e rassicurante.
Ma la sicurezza dipende da ciò che succede dentro i tubi.
Non da ciò che vediamo nel bicchiere.

Temperature corrette, manutenzione, ricambio e verifiche mirate riducono il rischio in modo significativo.
Senza gestione, invece, l’impianto diventa un piccolo laboratorio biologico inconsapevole.
E di laboratori, francamente, ne bastano già abbastanza.

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