Piano di Sicurezza dell’Acqua (PSA)

By Dicembre 31, 2025Acqua

Perché il PSA non è più solo per i grandi acquedotti

Per molto tempo il Piano di Sicurezza dell’Acqua è stato percepito come qualcosa di distante, riservato ai grandi acquedotti o alle infrastrutture complesse.
Un documento tecnico, corposo, apparentemente scollegato dalla gestione quotidiana degli impianti idrici di edifici, condomini o strutture private.

Questa percezione oggi non è più sostenibile.
La normativa europea e nazionale ha chiarito che la sicurezza dell’acqua non è un evento puntuale, ma un processo continuo, e che il rischio va gestito lungo tutta la filiera, dal punto di captazione fino al punto d’uso.

Cos’è realmente il Piano di Sicurezza dell’Acqua

Dal controllo episodico alla gestione preventiva del rischio

Il Piano di Sicurezza dell’Acqua nasce con l’obiettivo di identificare, valutare e controllare i rischi che possono compromettere la qualità dell’acqua destinata al consumo umano.

Non è un semplice elenco di buone pratiche.
È un approccio strutturato, basato su analisi, prevenzione e monitoraggio.

In altre parole, il PSA rappresenta il passaggio dalla reazione all’evento alla gestione preventiva del rischio.

Il quadro normativo di riferimento

Direttiva UE e recepimento nazionale

Il riferimento normativo principale è la Direttiva (UE) 2020/2184, recepita in Italia con il Decreto Legislativo 18 del 2023.

Questa normativa introduce in modo chiaro l’obbligo di adottare un approccio basato sul rischio per la sicurezza dell’acqua, estendendo l’attenzione non solo agli acquedotti, ma anche ai sistemi di distribuzione interni agli edifici.

Il successivo Decreto Legislativo 102 del 2025 rafforza ulteriormente questo concetto, chiarendo responsabilità e ambiti di applicazione.

Il messaggio è inequivocabile.
La sicurezza dell’acqua non si garantisce con un controllo occasionale, ma con una gestione consapevole e documentata.

Il cuore del PSA: l’analisi del sistema idrico

Dove nascono realmente i rischi

Il cuore del PSA è l’analisi del sistema.
Ogni tratto della filiera viene esaminato per individuare potenziali pericoli di natura microbiologica, chimica e fisica.

Questo include non solo le fonti di approvvigionamento e le reti di distribuzione principali, ma anche serbatoi, accumuli, scaldacqua, ricircoli e terminali d’uso.

È qui che il PSA diventa estremamente rilevante anche per contesti apparentemente semplici come condomini, edifici residenziali o strutture con impianti autonomi.

L’esperienza tecnica mostra che molte criticità nascono proprio negli impianti interni, dove stagnazione, temperature inadeguate e biofilm possono compromettere una qualità inizialmente conforme.

Dal documento alle azioni concrete

Misure di controllo, procedure e responsabilità

Uno degli aspetti più importanti del PSA è che non si limita a fotografare una situazione.

Il piano definisce misure di controllo, procedure operative e azioni correttive.
Questo significa stabilire cosa fare, quando farlo e chi è responsabile.

Non si tratta di riempire pagine, ma di costruire un sistema di gestione che funzioni nella pratica.
È la differenza tra sapere che esiste un rischio e dimostrare di averlo gestito.

PSA e rischio Legionella

Strumenti diversi, approccio integrato

Il PSA dialoga in modo diretto con strumenti come il Documento di Valutazione del Rischio Legionella.

Mentre il DVRL si concentra su un pericolo specifico, il PSA ha una visione più ampia e sistemica.
Non sono strumenti alternativi, ma complementari.

Un PSA ben strutturato integra la valutazione del rischio Legionella all’interno di una strategia più generale di sicurezza idrica.

Competenze necessarie per un PSA efficace

Perché non può essere un documento standard

Dal punto di vista operativo, il PSA richiede competenze multidisciplinari.

Non basta conoscere la normativa, né limitarsi agli aspetti microbiologici.
Serve comprendere il funzionamento degli impianti, i materiali, le dinamiche di flusso, le abitudini d’uso e le modalità di manutenzione.

Un PSA copiato e incollato perde efficacia e credibilità.

Il ruolo delle analisi dell’acqua

Dati come strumento decisionale

Le analisi dell’acqua non sono un atto isolato.
Sono uno strumento di conferma e monitoraggio.

I dati analitici servono a validare le valutazioni del rischio, a verificare l’efficacia delle misure adottate e a intercettare criticità prima che diventino problemi sanitari.

Senza dati, il PSA resta teorico.
Con dati correttamente interpretati, diventa uno strumento decisionale.

Responsabilità e tutela

Il valore del PSA in caso di controlli ed eventi

Dal punto di vista delle responsabilità, il PSA rappresenta anche una tutela.

Dimostrare di aver adottato un Piano di Sicurezza dell’Acqua significa dimostrare di aver compreso i rischi e di aver messo in atto misure proporzionate.

Non elimina il rischio, ma dimostra diligenza e competenza.

Un cambio di mentalità nella gestione dell’acqua

Dalla logica dell’emergenza alla prevenzione

Il PSA aiuta a superare la logica dell’emergenza.

Sposta l’attenzione sulla prevenzione e sulla manutenzione programmata.
Meno sorprese, meno stress, più controllo.

Conclusione

Il Piano di Sicurezza dell’Acqua non è un adempimento burocratico, ma uno strumento strategico di gestione.

In un quadro normativo che richiede prevenzione, responsabilità e approccio basato sul rischio, il PSA rappresenta il metodo più efficace per garantire la sicurezza dell’acqua lungo tutta la filiera, compresi gli impianti interni agli edifici.

L’acqua sicura non è il risultato di un controllo occasionale, ma di un sistema che funziona nel tempo.

Riferimenti normativi e tecnici

Normativa

Direttiva (UE) 2020/2184
D.Lgs. 18/2023
D.Lgs. 102/2025

Linee guida

Linee guida OMS sui Water Safety Plan
Documenti tecnici ISS
Indicazioni Ministero della Salute

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