Quando non arrivano dall’acquedotto ma nascono dentro casa.
Quando si parla di metalli nell’acqua potabile, l’immaginazione corre subito a grandi inquinamenti industriali o a falde compromesse.
In realtà, nella maggior parte dei casi, i metalli che si ritrovano nel bicchiere non arrivano dalla sorgente ma dal percorso che l’acqua compie dopo il contatore.
Tubazioni vecchie, raccordi, saldature, rubinetti, flessibili e serbatoi diventano nel tempo vere e proprie “miniere” domestiche.
Non nel senso buono del termine.
Il fenomeno è noto.
Si chiama rilascio da materiali a contatto con acqua potabile ed è uno dei problemi più sottovalutati nella gestione degli impianti interni.
L’acqua è conforme fino al contatore
Il ruolo dell’impianto interno.
L’acqua che esce dall’acquedotto rispetta parametri stringenti fissati dalla normativa europea e italiana.
La Direttiva (UE) 2020/2184, recepita con il D.Lgs. 18/2023 e rafforzata dal D.Lgs. 102/2025, impone controlli rigorosi fino al punto di consegna.
Da lì in poi, però, la responsabilità passa all’impianto interno.
È come comprare un alimento perfetto al supermercato e poi conservarlo male in casa.
Il problema non è il produttore, ma la cucina.
Come i metalli entrano nell’acqua
Corrosione, stagnazione e aggressività.
Il meccanismo con cui i metalli entrano nell’acqua è semplice.
L’acqua, soprattutto se leggermente acida o povera di sali minerali, tende a essere più aggressiva nei confronti dei materiali.
Corrode lentamente tubazioni, saldature e componenti metallici, portando in soluzione piccole quantità di metalli.
Il processo è più evidente nei periodi di stagnazione, come durante la notte o dopo lunghi periodi di inutilizzo.
Il primo bicchiere del mattino è spesso quello più “ricco”, non di benefici, ma di ciò che l’acqua ha raccolto restando ferma nelle tubazioni.
Piombo
Il rischio silenzioso.
Il metallo che storicamente ha creato più problemi è il piombo.
Anche se oggi le tubazioni in piombo sono vietate, molti edifici costruiti prima degli anni Ottanta possono ancora averne tratti residui, spesso nascosti o dimenticati.
Il piombo non ha odore, non ha sapore e non dà segnali evidenti.
Eppure è un metallo tossico, particolarmente pericoloso per bambini, donne in gravidanza e feti.
Il suo accumulo è lento e silenzioso, un po’ come una tassa che si paga senza accorgersene, finché non arriva il conto vero.
Rame
Quando l’impianto lavora male.
Il rame è un altro protagonista frequente.
Le tubazioni in rame sono diffuse e, se correttamente installate e gestite, possono durare decenni.
Tuttavia, in presenza di acqua aggressiva, stagnazione prolungata o errori di installazione, il rame può essere rilasciato in quantità significative.
Il risultato può essere un’acqua dal sapore metallico, talvolta con colorazioni verdastre o bluastre su sanitari e lavabi.
Non è un effetto decorativo.
È un segnale che qualcosa non va.
Nichel e ferro
Problemi diversi, stessa origine.
Il nichel entra spesso in gioco attraverso rubinetteria, miscelatori, flessibili e componenti cromati.
In soggetti sensibili, il nichel può causare reazioni cutanee anche per semplice contatto.
Pensare che l’acqua possa veicolarlo significa spostare il problema dall’estetica alla salute.
Il ferro, invece, è meno pericoloso dal punto di vista tossicologico ma crea problemi organolettici e tecnici.
Acqua torbida, colorazioni rossastre, macchie su sanitari e biancheria.
È il classico caso in cui il problema è visibile, ma viene spesso liquidato come fastidio estetico, senza indagare le cause strutturali.
Normativa e responsabilità
Il rischio non è più teorico.
La normativa è chiara nel definire i limiti per i metalli nell’acqua destinata al consumo umano.
Il D.Lgs. 18/2023 stabilisce valori di parametro per piombo, rame, nichel e altri metalli, e il D.Lgs. 102/2025 rafforza l’approccio basato sul rischio anche per i sistemi interni.
Questo significa che non basta sapere che l’acqua dell’acquedotto è conforme.
Occorre verificare cosa succede dentro l’edificio.
Il problema non è teorico.
È quotidiano.
Analisi mirate
L’unico modo per capire davvero.
Il primo strumento di prevenzione sono le analisi.
Analisi mirate, non casuali.
Campionare l’acqua dopo stagnazione prolungata e dopo flussaggio consente di capire se il problema nasce nelle tubazioni.
Se il primo campione ha concentrazioni elevate e il secondo rientra nei limiti, la diagnosi è quasi certa.
Il metallo arriva dall’impianto interno.
Senza dati, si naviga a vista.
E la vista, in questo caso, inganna facilmente.
Gestione del rischio
Nessuna soluzione universale.
La gestione del rischio non si ferma alla diagnosi.
Una volta individuata la fonte, occorre valutare le soluzioni.
Sostituzione di tratti di impianto.
Materiali conformi alle norme sui materiali a contatto con acqua potabile.
Verifica della corrosività dell’acqua.
Eventuali trattamenti correttivi.
Ogni situazione è diversa.
Pensare che esista una soluzione universale è come credere che una sola medicina curi tutte le malattie.
Metalli, biofilm e stagnazione
Un circolo vizioso.
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda l’interazione tra metalli e altri fattori.
Biofilm, corrosione e stagnazione si alimentano a vicenda.
Dove c’è biofilm, la corrosione può essere accelerata.
Dove c’è corrosione, si creano superfici più favorevoli alla crescita microbica.
È un circolo vizioso che trasforma un problema chimico in un problema anche igienico-sanitario.
Separare questi aspetti è comodo per studiarli, ma poco realistico nella gestione quotidiana.
Conclusione
Una responsabilità tecnica e giuridica.
I metalli nell’acqua domestica non sono un’eredità del passato industriale, ma spesso un prodotto del presente impiantistico.
Nascono dentro casa, lentamente, senza fare rumore.
Il loro controllo non si affida all’intuito, ma alle analisi, alla valutazione del rischio e a una gestione tecnica consapevole.
In un sistema normativo che punta sempre più sulla prevenzione, ignorare ciò che accade dopo il contatore non è più una distrazione.
È una responsabilità.
Riferimenti normativi e tecnici
Direttiva (UE) 2020/2184.
D.Lgs. 18/2023.
D.Lgs. 102/2025.
Linee guida ISS sulla qualità dell’acqua potabile.
Riferimenti OMS ed EFSA su metalli e salute.
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